Stiamo usando il sistema premiante per ingaggiare o per dare valore al merito?

Nel suo pezzo sul blog del Financial Times Larry Summers (ex-rettore di Harvard) lamenta l’inflazione dei voti nelle università americane. Apparentemente, un pò di condiscendenza verso gli studenti non sembrerebbe una cosa negativa: tutti ci ricordiamo con tenerezza quel periodo della vita in cui lo studio era in contesa con altre cose ben più desiderate, in cui giornate e serate spensierate erano seguite da lacrime di coccodrillo all’avvicinarsi degli esami.

Ma il punto di Summers è interessante: come può una società che “inflaziona” i voti dei propri studenti e garantisce a quasi tutti il  massimo dei voti sorprendersi quando i propri leader nel mondo organizzativo e  politico”inflazionano” i propri risultati? Nelle università e business school americane spesso si offrono corsi di etica, conclude Summers, ma forse avere il coraggio di riconoscere il merito vero sarebbe una lezione morale ben più importante.

Credo che quello che scrive possa essere un punto di riflessione anche per chi è fuori dal mondo accademico sul valore che diamo alla meritocrazia e fino a dove siamo disposti a spingerci nel difenderla.

Sorgente: If we really valued excellence, we would single it out.


1. Comments

  • stefano lazzari 3 aprile 2016 at 10:23

    molto interessante. oggi la leadership e’ una questione di importanza strategica.

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