La gig-economy è in ascesa e porta benefici inaspettati. Anche se non c’è consenso su quanto pesi oggi veramente, sono tutti pronti a scommettere che l’economia dei lavoretti aumenterà di dimensione e il lavoro unico come usava il secolo scorso diventerà presto obsoleto.

Quello che non  tutti sanno ma che emergerebbe da un report, Future of Work Survey, a cura di Adobe è che chi ha lavoretti-extra (side-gigs) è più ottimista e felice. Stacanovisti e iperattivi? No, semplicemente il 60% degli intervistati dichiara che i lavoretti procurano riconoscimenti e soddisfazioni e il 51% ritiene di poter avere impatto sociale positivo grazie ad essi. Se il desiderio di integrare il proprio reddito è la ragione numero 1 per fare lavoretti, molti lo fanno per apprendere nuove competenze e beneficiare la propria carriera. Aggiungo io che fare lavoretti rende più imprenditoriali, flessibili e spesso più orientati al cliente perché si tratta di lavori che mettono in contatto con il cliente. Rischi? Il 71% di chi svolge questi lavoretti non pensa di farli diventare un lavoro a tempo pieno, è solo felice di esprimersi facendo qualcosa di diverso. L’unico rischio allora è l’affaticamento, ma sappiamo che  la gratificazione da energia.

Datori di lavoro, cosa volete di più? I lavoretti sono da incoraggiare e ne va riconosciuto il valore (aiuta ad avere risorse ingaggiate e con una buona auto-stima). Se non li avesse inventati qualche geniale start-upper (che nel farlo magari ha mandato in frantumi più di un settore), ci sarebbe da inventarli.

La notizia è stata ripresa da Fast Company e altri: il dibattito è aperto.

 


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